"Cantoni, Regioni, Comuni, enti territoriali, qualsiasi il nome ad essi 
attribuito, non vivono vita sana e feconda se non hanno entrate proprie, 
autonome, nate e volute e patite dai contribuenti locali in aggiunta e non 
in sostituzione delle imposte statali; né debbono vivere di elemosine 
largite dallo stato."
 
EINAUDI

 

Maltempo e sicurezza fiumi: se ascoltassimo di più il buonsenso contadino dei nostri anziani…

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Le intense precipitazioni di quest’ultima settimana hanno causato disagi sia in termini di esondazioni che frane, ma la conta dei danni registrati è meno importante di quello che alcune previsioni hanno pronosticato nei giorni precedenti la perturbazione. Lo stato di allerta mantenuto per tutto il periodo, il grande lavoro della Protezione civile e dei volontari in genere, unito a un sistema di prevenzione regionale e provinciale che ha funzionato, hanno permesso di limitare, per quanto possibile, le conseguenze peggiori.

 

Rimane comunque da far fronte a un bilancio che ha indotto la Regione a richiedere lo stato di calamità naturale.

 

Assessore Regionale all’Agricoltura Claudio Sacchetto:

“Il sistema di monitoraggio e prevenzione attuato in Regione è riuscito nel fondamentale intento di limitare conseguenze gravi e irreversibili quali quelle registrate nella vicina Liguria, pur dovendo riscontrare una conta dei danni tutt’altro che limitata. Torna alla ribalta la tematica della pulizia dei fiumi, fattore determinante e decisivo nelle condizioni di maltempo: grazie al federalismo demaniale passi avanti sono già stati compiuti, Regioni, Province e Comuni potranno finalmente con maggiore autonomia ed efficacia intervenire sugli alvei dei corsi d’acqua per pulirli e liberarli da detriti che fungono da diga nel momento della piena.

Liberare il letto del fiume significa

 ridurre in modo massiccio la possibilità di esondazione in caso di piogge intensive; deve cambiare l’approccio di determinati Enti, Agenzie e Autorità che continuano inspiegabilmente a rallentare e ostacolare gli interventi preventivi appellandosi alla complessità idraulica delle diverse situazioni, a perizie e relazioni tecniche. I centri abitati, i terreni destinati all’agricoltura, i ponti e le infrastrutture necessitano di essere tutelati attraverso interventi guidati da senno e buonsenso, proprio come un tempo quando non c’erano molti studi idraulici, ma le esondazini erano in numero nettamente inferiore. In passato esperienza e saggezza contadine, ben lungi da manuali e teorie idrogeologiche, attraverso la conoscenza della propria terra e il giudizio tipico dell’uomo pratico e di poche parole, inducevano a un lavoro costante tutto l’anno finalizzato alla conservazione degli ambienti fluviali, probabilmente tenendo a mente una sola nozione, basilare ma indispensabile: l’acqua tende ad andare in direzione delle superfici più basse, si deve agire di conseguenza e non a disastro già avvenuto. Dunque meno tentennamenti, si intervenga con giudizio, e in fretta, magari mettendo per un attimo da parte relazioni e teorie, prendendo esempio dalla preziosa semplicità dei nostri nonni”.

 

 

 

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