"Cantoni, Regioni, Comuni, enti territoriali, qualsiasi il nome ad essi 
attribuito, non vivono vita sana e feconda se non hanno entrate proprie, 
autonome, nate e volute e patite dai contribuenti locali in aggiunta e non 
in sostituzione delle imposte statali; né debbono vivere di elemosine 
largite dallo stato."
 
EINAUDI

 

Gianna Gancia

POLITICA VENERDÌ 13 GENNAIO 2017, 12:48 Gianna Gancia (Lega Nord): "Articolo 18, l'ideologia ha distrutto il lavoro"

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Il referendum sull’articolo 18, bocciato dalla Corte costituzionale, non può essere usato come strumento di lotta ideologica contro il governo di turno, se a pagarne il prezzo sono ancora una volta le piccole e piccolissime imprese.

Sono innumerevoli le ragioni, politiche e di merito, che ci oppongono al centrosinistra, nazionale e regionale, sui temi dell’economia e del lavoro, e i disastrosi dati su occupazione e assunzioni sono lì a dimostrare il fallimento di Renzi e Poletti e della parallela politica regionale di questi ultimi anni.

Non per questo però possiamo penalizzare le piccole aziende più di quanto già non lo siano, solo per una pura opposizione di tipo astratto o sganciata dalla realtà delle cose.Il quesito referendario, per come era stato formulato dal sindacato, avrebbe introdotto delle rigidità enormi anche laddove sono occupati pochi dipendenti, con effetti esattamente opposti ai proclamati obiettivi di tutela dei posti di lavoro. Si tratta di tutelare i lavoratori, ma anche i piccoli datori di lavoro.Perché se si tutelano i piccoli imprenditori si tutelano anche i posti di lavoro. Qui non stiamo parlando delle grandi multinazionali, ma di quelle centinaia di migliaia di aziende familiari, con 6 o 7 dipendenti.

Il problema ideologico, semmai, è a parti invertite, ossia il considerare il lavoro come un fattore indipendente dalle sorti delle aziende. Il dibattito sulle regole in tema di assunzioni e licenziamenti, da solo e senza una vera politica a favore di chi investe e rischia in iniziative imprenditoriali, non porta da nessuna parte, altrimenti non si spiegherebbe un crollo del 30 per cento dei contratti a tempo indeterminato, e addirittura del 60 per cento per le collaborazioni, solo in provincia di Cuneo nel 2016 con il “mitico” Jobs act in vigore.

In uno scenario simile, possiamo immaginare quali conseguenze avrebbe avuto il quesito referendario, così come scritto dai suoi promotori sindacali.Un altro dato deve invece indurre a pensare: la legge Biagi, varata agli inizi degli anni 2000 dal Governo di cui la Lega faceva orgogliosamente parte, portò i sindacati a mobilitazioni di piazza oceaniche contro non bene precisati pericoli per i lavoratori, mentre invece l’obiettivo della norma era la flessibilità governata e tutelata.

Contro il Jobs act di Renzi e Poletti, che in molti casi ha fatto venir meno tutele da noi introdotte, non abbiamo assistito a manifestazioni analoghe: forse perché, di fronte a un Governo di centrosinistra, il sindacato ha preferito spostare la protesta dalle piazze alle meno rumorose carte delle raccolte firme referendarie? Sta di fatto che, se fossero state create le condizioni, quindici anni fa, per una piena attuazione della riforma del lavoro approvata dal nostro Governo dell’epoca, non si sarebbe mai arrivati al pasticcio del Jobs act. Chi è causa del suo mal...

Gianna Gancia

Presidente del gruppo Lega Nord Consiglio regionale del Piemonte

 

GIANNA GANCIA ATTACCA SUL PSR: «IL PIEMONTE RISCHIA DI PERDERE I FONDI EUROPEI»

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Interrogazione all’assessore regionale all’agricoltura, Giorgio Ferrero, che fa il punto sul vecchio e il nuovo programma

La Regione Piemontenon ha ancora speso oltre 60 milioni di euro già assegnati dall’Europa per il Piano di sviluppo rurale 2007-2013, una cifra che rischia di andare persa se non troverà collocazione  entro il 31 dicembre di quest’anno.

L’allarme, lanciato la settimana scorsa dal quotidiano economico “Il Sole 24 Ore”, è stato ripreso dalla presidente del gruppo Lega Nord in Consiglio regionale del Piemonte, Gianna Gancia, che ne ha chiesto conto in un’interrogazione all’assessore all’Agricoltura, Giorgio Ferrero: «Il Piemonte è l’unica delle Regioni del Nord – ha attaccato Gianna Gancia – con ritardi così consistenti nell’impiego dei fondi europei per l’agricoltura. In Lombardia e Veneto al momento restano inutilizzate poco più del 5 per cento delle risorse assegnate, in Piemonte siamo ad oltre il 14 per cento…».

Citando il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, secondo cui “è inaccettabile sprecare risorse che sono destinate a far crescere l’agricoltura e che invece rischiano di andare perse”, Gianna Gancia si è preoccupata nell’interrogazione anche del nuovo Programma di sviluppo rurale, sul quale non esistono certezze né sui tempi di messa in opera, né, in particolare, sull’“insediamento giovani” e sulla tipologia dei fondi previsti.

Nel merito dei dati, l’assessore Ferrero ha precisato che “al 20 luglio risultano ancora da pagare 56,9 milioni di euro di quota FEASR, pari al 12,9% della dotazione complessiva per l’intero periodo 2007-2013”. Una percentuale di avanzamento, rileva l’assessore, “in linea con la media delle Regioni italiane più sviluppate”.

«Al fine di evitare il disimpegno automatico dei fondi – osserva l’assessore -, il 3 giugno 2015 è stata notificata alla Commissione europea una richiesta di modifica del piano di finanziamento del PSR, approvata dal Comitato di sorveglianza, concernente lo spostamento di risorse da misure con minore capacità di spesa principalmente verso le misure 111 - Azioni nel campo della formazione professionale e dell’informazione (6,1 milioni di euro) e 214 - Pagamenti agroambientali (7,7 milioni di euro)».

Dette variazioni del piano di finanziamento e la prosecuzione delle attività amministrative della Regione, degli organismi delegati e dell’Arpea, secondo Ferrero “dovrebbero consentire di ridurre il rischio di disimpegno automatico dei fondi”, fermo restando che “l’erogazione degli anticipi a valere sulla misura 214 potrà essere disposta soltanto dopo il 15 ottobre 2015 in virtù del regolamento della Commissione”.

Quanto al nuovo Psr 2014-2020, il negoziato sulla nuova proposta informale prodotta dalla Regione il 16 luglio proseguirà nei mesi di agosto e settembre in vista di una approvazione formale del Psr nell’autunno 2015.

«La nuova proposta di Psr – rileva Ferrero - include l’attivazione della sottomisura “Aiuti all’avviamento di attività imprenditoriali per i giovani agricoltori” che prevede l’erogazione di aiuti ai giovani agricoltori per l'avviamento di imprese, l’insediamento iniziale e l’adeguamento strutturale delle aziende nella fase successiva all'avviamento, allo scopo di migliorare la competitività delle aziende agricole favorendo il ricambio generazionale mediante l’insediamento iniziale dei giovani agricoltori».

Il livello previsto del sostegno è il seguente:

A) Domanda per insediamento di un solo giovane: 35.000 euro, con le seguenti eventuali maggiorazioni:

-      10.000 euro se l’insediamento non avviene tramite subentro in ambito famigliare;

-      10.000 euro se l’ insediamento avviene in zona di montagna.

B) Domanda per insediamento congiunto di due giovani: 30.000 euro per ciascun giovane, con le seguenti maggiorazioni per ciascun giovane:

-      7.000 euro se l’insediamento non avviene tramite subentro in ambito famigliare;

-      7.000 euro se l’ insediamento avviene in zona di montagna.

C) Domanda per insediamento congiunto di tre o più giovani: 25.000,00 euro per ciascun giovane, con le seguenti maggiorazioni per ciascun giovane:

-      5.000 euro se l’insediamento non avviene tramite subentro in ambito famigliare;

-      5.000 euro se l’ insediamento avviene in zona di montagna

e con un totale massimo di 150.000 euro tra tutti i giovani insedianti.

 

In Regione Gianna Gancia occupa lo scranno del presidente Sergio Chiamparino

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(fonte: TargatoCN) Visibilmente imbarazzato, il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino ha provato a prenderla in braccio per stemperare la tensione e riappropriarsi della poltrona, ma Gianna Gancia, tutt’altro che in vena di scherzi, è rimasta ferma ad occupare lo scranno del presidente della Regione.

In apertura di seduta, la prima dopo la sentenza del Tar che ha “salvato” Chiamparino dalla gogna delle firme false a sostegno delle sue liste, la presidente della Lega Nord in Consiglio regionale non ha esitato a sedersi al posto del presidente della Regione, seguita dai consiglieri Alessandro Benvenuto (Lega Nord) e Maurizio Marrone (Fratelli d’Italia) che hanno occupato il banco della Giunta. Un gesto simbolico, quanto determinato, per protestare contro la sentenza del Tribunale amministrativo e “restituire” alla Lega Nord la presidenza scippatale un anno fa a colpi di atti giudiziari dallo stesso Tar, che ha invece assolto Chiamparino da analoghe - e, secondo la Gancia, ben più gravi, in quanto riferite alle sue liste -accuse.

Per sbloccare la situazione, il presidente del Consiglio regionale, Mauro Laus, ha sospeso la seduta e chiesto l’intervento dei messi per accompagnare la presidente leghista al suo posto.

"Quanto sta capitando in questa Regione ha del grottesco – ha commentato Gianna Gancia -, ci sono differenze di trattamento non solo giuridico, ma anche mediatico che fanno comprendere come la fiducia in questo paese sia stata seppellita da una sinistra che si è appropriata completamente di uno dei settori cardini della democrazia di questo paese. Mi domando come possa un cittadino essere sereno in un paese in cui non esistono regole uguali per tutti".

Gianna Gancia ha voluto in questo modo sottolineare anche la gravità del gesto del Capo dello Stato Sergio Mattarella, smentito con troppo ritardo, guarda caso, dalla stessa Presidenza della Repubblica, in cui si plaudiva all'esito del Tar.

"Se Chiamparino è coerente con quanto ha continuato a ribadire – dice la presidente leghista -, deve immediatamente dimettersi per liberare il Piemonte dalla palude dell’immobilismo".

 

Tar Piemonte, Gianna Gancia (Lega Nord): "Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano"

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"Per i nemici le leggi si applicano, per gli amici si interpretano, diceva Giovanni Giolitti. In realtà, la sentenza è una mezza risposta che non chiude la partita e lascia Chiamparino sulla graticola, rimandando tutto a ottobre. Sotto giudizio rimane non una lista qualsiasi, ma quella del partito di Chiamparino, il Pd. Se il presidente è coerente con quanto ha continuato a ribadire, deve immediatamente dimettersi per liberare il Piemonte dalla palude dell’immobilismo". Gianna Gancia, presidente del gruppo Lega Nord in Consiglio regionale, è la prima a commentare il pronunciamento con cui il Tar del Piemonte nel tardo pomeriggio di oggi ha dichiarato inammissibili i ricorsi elettorali contro alcune delle liste che hanno sostenuto la candidatura di Sergio Chiamparino a presidente regionale.

In particolare, il ricorso è stato giudicato "ammissibile" (prossima udienza il 29 ottobre) soltanto per alcuni aspetti legati alla lista provinciale di Torino "Pd-Chiamparino presidente".

Per quel che riguarda la lista regionale "Chiamparino presidente", la lista provinciale di Cuneo "Pd-Chiamparino presidente" e la lista provinciale di Torino "Chiamparino per il Piemonte (Monviso)" il ricorso è stato ritenuto inammissibile per il "mancato superamento della prova di resistenza".

Per Chiamparino, la sentenza del Tar sancisce in modo “chiaro e ineluttabile” la legittimità della sua candidatura: "La mia elezione, quindi – ha detto Chiamparino – non è in dubbio". Sulla lista ancora sub-giudice, il presidente della Regione sposta l’attenzione sul Pd torinese sostenendo che il partito “dovrà gestire i problemi in modo da consentire di rispondere al mandato ricevuto”.

Un’affermazione sibillina, che lascia presagire la probabile resa dei conti in casa Pd, a Torino. Sul fronte delle opposizioni, anche il Movimento Cinque Stelle chiede le immediate dimissioni di Chiamparino, in quanto dal Tar non è arrivata quella piena chiarezza che lui stesso ha sempre auspicato per rimanere al governo del Piemonte: "Nonostante siano stati respinti i ricorsi sui listini – osservano i grillini – per la lista Pd a Cuneo e la lista Monviso resta sempre in piedi il possibile ricorso al Consiglio di Stato, che sovente ha ribaltato le decisioni del Tar del Piemonte".

Gilberto Pichetto, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale parla di “sentenza ad personam”: «In Italia – dichiara Pichetto – non conta cosa si fa, ma chi lo fa. Il procedere con la querela di falso sulla lista Pd dimostra che qualcosa di non chiaro c’è".

Sulla vicenda interviene anche il segretario federale della Lega Nord, Matteo Salvini, secondo cui la sentenza che salva Chiamparino è “uno schifo”: "Le firme false – si domanda Salvini -, se sono di sinistra, sono meno false?".

Sempre dagli ambienti leghisti, questa volta del Piemonte, non si escludono manifestazioni di piazza: "E’ chiaro – dice Gianna Ganciache con Cota e Chiamparino sono stati usati due pesi e due misure. Le firme false per Chiamparino ci sono, ma lui rimane al suo posto, mentre Cota per molto meno (perché la questione non riguardava direttamente né lui, né la Lega) ha dovuto lasciare".

Fonte: TargatoCN

 

Il Fatto Quotidiano: "Piemonte, la leghista Gancia nel comitato diritti umani: dura coi migranti e solidale con agenti Diaz"

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Invoca il “pugno di ferro” contro gli irregolari, critica le politiche “scellerate” del governo che “spalanca le porte”. Dopo la sentenza di Strasburgo sui fatti della scuola Diaz mostra solidarietà alle forze dell’ordine. Questo è il curriculum di Gianna Gancia, capogruppo della Lega Nord in Piemonte eletta martedì sera come componente del comitato regionale per i diritti umani grazie a un voto della maggioranza del Pd. La sua scelta è stata criticata dal Movimento 5 Stelle come “ennesima prova di inciucio tra centrodestra e centrosinistra nel Consiglio Regionale del Piemonte”.
Nelle ultime settimane hanno fatto scalpore le dichiarazioni della ex presidente della Provincia di Cuneo e compagna di Roberto Calderoli. Il 23 marzo scorso, dopo gli attentati dei terroristi islamici al museo del Bardo a Tunisi, ha dichiarato: “Il cordoglio va bene, ma fra quelli che sono morti a Tunisi c’è chi ci criticava affermando che siamo razzisti”. Parole fuori luogo soprattutto a Torino, città che piangeva due vittime.
L’8 aprile, dopo la sentenza della Corte europea dei diritti umani sulle violenze della polizia a Genova, ha condiviso su Facebook l’editoriale di Alessandro Sallusti de il Giornale commentando: “Il mondo dell’Italia e dell’Europa ormai gira al contrario”. Lo scorso weekend invece ha partecipato alla manifestazione della Lega Nord “Chiedo asilo anche io” contro l’accoglienza agli stranieri e contro la “discriminazione al contrario”.
Stando a quanto riporta il giornale online Lo Spiffero, alla presentazione di questa iniziativa la Gancia “punta il dito sul silenzio di alcuni personaggi della chiesa in prima linea contro il malaffare e la criminalità, come don Luigi Ciotti, che pur dichiara di stimare: ‘È evidente che qui c’è un aspetto nascosto dietro all’assistenza ai nomadi e ai rifugiati, ci sono tanti centri gestiti da coop rosse e da associazioni legate alla chiesa che lucrano’”.
In tema di immigrazione Gancia ha sempre ribadito il concetto leghista: “Aiutiamoli a casa loro”. L’8 luglio 2013 papa Francesco visita Lampedusa dopo gli ultimi annegamenti di immigrati nel Canale di Sicilia e lei dichiara: “Esiste sicuramente un grave problema migranti. Sì, quello che coinvolge decine di migliaia di italiani ogni anno costretti ad espatriare per cercare lavoro”.
L’11 aprile 2014 rimpiangeva le politiche dell’ex ministro dell’Interno Roberto Maroni: “Nessuno qui è razzista e chiuso al mondo, ma ci vogliono buon senso e regole certe. La Lega quando era al governo ha dimostrato di sapere come agire, bloccando gli sbarchi, adesso nessuno si sta più rendendo conto della drammatica gravità della situazione”.
Eppure negli anni scorsi, prima che il segretario leghista Matteo Salvini imponesse la sua linea e i legami con l’estrema destra, Gancia aveva saputo esprimere idee non allineate al partito. Si era schierata a favore dei matrimoni tra gay dopo l’approvazione della legge in Francia parlando di “lezione di civiltà” e di “conquista civile”, mentre si era opposta alla proposta di Roberto Cota per limitare l’uso della pillola abortiva Ru486: “Rischia di farci tornare indietro di trent’anni”.
Quando nell’estate 2013 il suo compagno Calderoli aveva offeso l’ex ministro Cécile Kyenge definendola “orango” per poi fare marcia indietro e chiedere scusa, lei lo rimproverò: “Parole certamente oltre il limite, per cui Roberto bene ha fatto a porgere le sue scuse”, disse per poi tornare sui suoi passi e criticare le “assurde e pericolosissime posizioni” della Kyenge ritenute “devastanti e contro le quali continueremo a lottare duramente, a dispetto della demagogia del politicamente corretto imperante”.
 

 

 

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