"Cantoni, Regioni, Comuni, enti territoriali, qualsiasi il nome ad essi 
attribuito, non vivono vita sana e feconda se non hanno entrate proprie, 
autonome, nate e volute e patite dai contribuenti locali in aggiunta e non 
in sostituzione delle imposte statali; né debbono vivere di elemosine 
largite dallo stato."
 
EINAUDI

 

Comunicati

Conferenza stampa sulla situzione migranti a Saluzzo

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Piemonte: Quale Autonomia?

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Dall’esito del referendum per l’autonomia promosso, seppur con modalità e quesiti differenti, da Lombardia e Veneto, si è sviluppato un ampio dibattito. All’interno della Lega Nord, i due promotori mossi da identica finalità, almeno dalla prime dichiarazioni, si stanno muovendo in direzioni differenti.

Luca Zaia, è l’interprete dagli aneliti di libertà della sue regione che risalgono alla Repubblica di Venezia, nota come la Serenissima, tanto difesa e pianta da Ugo Foscolo. Come non ricordare « Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so: ma vuoi tu ch'io per salvarmi da chi m'opprime mi commetta a chi mi ha tradito? »,quando con il trattato di Campoformio, Napoleone Bonaparte ne sacrificò storia e sovranità, per annegar la Serenissima nell’impero Austro Ungarico?

Così il governatore del Veneto  rivendica la piena autonomia, nell’ambito del “Regionalismo differenziato” anche sotto il profilo fiscale.

Maggior atteggiamento politichese viene manifestato da Roberto Maroni, che forse bada ad un risultato certo, archiviando al libro dei sogni, l’anelito dei Lumbard di antica origine e militanza.

In questo gioco s’inserisce Matteo Salvini che perseguendo il progetto di partito della Nazione, (in proposito ha dichiarato ieri di voler cancellare la dizione Nord dal simbolo della Lega), non vuol circoscrivere al Nord l’esclusività dell’autonomia, ma, almeno da alcune dichiarazioni, vorrebbe estenderla anche ad altre regioni.

Forse si dimenticano le follie e gli sperperi consumati in 70 anni dalla Sicilia, a causa del suo inquadramento come regione speciale ed altre scorribande predatorie di cui si sono macchiate, in modo particolare le regioni del sud Italia.

Nel dibattito, mentre il governo sino ad oggi si è mosso sulle generiche e in ordine sparso, è sceso in campo il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino, che ha chiaramente bocciato i referendum ""Sono una esibizione tutta politica”, per poi precisare “Diverso invece è  ridefinire con il governo il senso delle regioni a statuto speciale e maggiori competenze per altre regioni che possono così trattenere più risorse”.

Il presidente della Regione Piemonte,  come altri, condannando l’iniziativa referendaria, ha cercato di dimostrarne l’inattualità, stante il nostro ordinamento vigente ed ha difeso il principio solidaristico che regola la fiscalità tra Regioni, con lo Stato che, almeno in teoria dovrebbe equilibrare le gestioni ottimali, a favore, purtroppo delle incapacità di molti governatori che si sono distinti per  il pessimo uso delle risorse, con l’avvio di progetti faraonici a carico e scapito di altri amministratori oculati.

I percorsi dell’autonomia, nascono da lontano e ci potrebbero portare ben al di la della singola rivendicazione.

Apriamo il dibattito con l’intervento di Gianna Gancia, presidente del gruppo Lega Nord a Palazzo Lascaris, che ringraziamo, e prima firmataria della proposta di legge per rendere possibile anche in terra subalpina la consultazione referendaria sull’Autonomia.

La terra cuneese, di cui è espressione l’ex presidente della provincia di Cuneo vanta precedenti storici significativi. Dalla Repubblica dei Escartons, nella quale i cittadini hanno goduto d'uno statuto fiscale e politico privilegiato dal 29 maggio 1343 al 4 agosto 1789, almeno per la parte francese. ai Patti di Saretto del 30 magio 1944 sino agli auspici di buon governo, connaturato al luminoso pensiero di Luigi Einaudi, che esaltava ls responsabilizzazione delle comunità locali, nell’amministrarsi, quale espressione pacifica e costruttiva.

“C’è del buono e del nuovo in quello che ha dichiarato Chiamparino sui referendum di Lombardia e Veneto. Purtroppo quel che è buono non è nuovo e quel che è nuovo non è buono. E’ buono, ma non è nuovo, ricordare che un sistema di  Stato federale non significa avere entità separate le une dalle altre, ma avere un sistema che integri autonomia ed interdipendenza.

Lo scopo finale è quello di produrre beni e fornire servizi pubblici a tutti i cittadini, di tutti i territori, nella maniera più efficace e più efficiente. Tutto questo si ottiene se ogni entità è responsabilizzata al massimo sulle sue entrate e sulle sue risorse. E’ quello che sosteneva sempre un grande economista, un grande uomo di Stato ed un vero piemontese, Luigi Einaudi. Dispiace doverlo dire, ma non so se Chiamparino abbia pienamente compreso la lezione di Einaudi.

Sembra, infatti, che il suo problema non sia avere il massimo di autogoverno, e quindi di responsabilità,  in una logica federale, ma di avere la certezza che il Governo continui a erogare risorse al Comune di Torino per pagare i debiti così sciaguratamente contratti. Non é questo il buongoverno, no è questa la tradizione politica ed amministrativa del nostro Piemonte.

E’ nuovo, ma non è buono, quello che Chiamparino afferma sui due referendum. Un leader politico che classifica come manovra propagandistica il voto chiaro e forte di milioni di Cittadini o ha perso il contatto con la realtà o manca del concetto fondamentale della democrazia. Perché, e questo Chiamparino lo dovrebbe sapere, la propaganda è la fase che precede sempre il voto, qualsiasi voto. E dopo il voto ci sono la volontà del popolo e la democrazia.

Purtroppo Chiamparino ha la stessa idea della sinistra in Italia ed in tutta Europa. Poiché il popolo non vuole più la sinistra e le sue visioni centralistiche ed autoritarie, a cambiare non deve essere la sinistra. Bisogna cambiare il popolo.”

Gianna Gancia

 

fonte: http://www.bdtorino.eu Civico20Torino

 

Intervento di Gianna Gancia in quarta pagina su Libero del 2 Ottobre

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Gianna Gancia lancia il referendum per l'autonomia del Piemonte

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Gianna Gancia: “Sull’autonomia il PD insegue la Lega, ma sbaglia strada”

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Davvero curiosa la posizione del PD piemontese sulla rivendicazione dell'autonomia regionale. Quando trent'anni fa si chiamava ancora Partito Comunista, di fronte al nuovo verbo lanciato da Bossi all'insegna del federalismo e dell'autonomia, affibbiava alla Lega Nord etichette di ‘eversiva’, ‘sfascista’, ‘anticostituzionale’, addirittura ‘anti-italiana’.

Oggi, invece, pare che il federalismo piaccia anche ai piddini e persino l'autonomia, ma con una precisazione molto tecnica, stile Governo Monti: quella rivendicata da Maroni e Zaia non è una cosa seria, mentre la loro, in salsa emiliana rosso-antica, sarebbe un toccasana, a parole, perché di fatti non se ne vedono”.

Così Gianna Gancia, presidente del gruppo Lega Nord in Consiglio regionale del Piemonte, commenta le ultime “proposte” del Pd piemontese sul tema dell’autonomia. 
Mentre nell'Europa più evoluta gli inglesi fanno la Brexit, i catalani chiedono addirittura l'indipendenza e tutti gli altri popoli si prendono le mazzate dei poteri finanziari arroccati a Bruxelles – continua la Gancia -, i nostri governatori delle Regioni rosse si chiudono in un conclave bizantino per partorire le "magnifiche sorti e progressive" dell'autonomia regionale italiana.

Sarebbe interessante, per pura curiosità, sapere quanto è costato in termini di consulenze o semplicemente alle casse dell'Emilia Romagna il giochetto autonomistico approntato dal presidente Bonaccini”.

Nel frattempo, il Gruppo della Lega Nord ha depositato in Consiglio regionale la proposta di legge attuativa dell'istituto del referendum consultivo, presente nello Statuto del Piemonte, in modo tale da poter indire un referendum analogo a quello che sarà celebrato il prossimo 22 ottobre in Lombardia e Veneto.

Quando nel 2019 il Piemonte sarà nuovamente governato dal centro-destra – conclude Gianna Gancia -, sarà questo il nostro primo atto, non solo istituzionale e politico, ma di civiltà”.

 

 

 

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