"Cantoni, Regioni, Comuni, enti territoriali, qualsiasi il nome ad essi 
attribuito, non vivono vita sana e feconda se non hanno entrate proprie, 
autonome, nate e volute e patite dai contribuenti locali in aggiunta e non 
in sostituzione delle imposte statali; né debbono vivere di elemosine 
largite dallo stato."
 
EINAUDI

 

Prostituzione, fenomeno dilagante a Cuneo

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Un malessere per residenti e visitatori, una piaga sociale per le donne sfruttate dalla criminalità
 
prostituzioneUna delle piaghe che affliggono Cuneo e che contribuisce a coprire la città di un’infelice impronta di degrado è il fenomeno della prostituzione. Diverse le zone, anche non troppo lontane dal centro, che nelle ore notturne si affollano di donne extracomunitarie e di uomini travestiti, offrendo uno squallido spettacolo ai passanti. Per non parlare dei residenti: chi abita nei pressi di Tetto Garetto, Corso Monviso, Madonna dell’Olmo oppure nel centro storico lato Stura, non avrà sicuramente piacere a rientrare a casa dopo le 20. Ai cittadini residenti nelle zone infestate da questo triste fenomeno viene negata la libertà di muoversi liberamente e senza alcun timore nella propria città. Città che in quelle ore diviene patrimonio delle prostitute e dei loro sfruttatori.
Come vere e proprie

 pendolari, le “operaie” raggiungono il posto di lavoro in treno, occupano la loro "postazione", dalla quale non si schiodano a meno che non debbano intrattenersi con un cliente, fino all’ora in cui ripartono verso Torino sempre sulla linea ferrata.
Come tutelarsi? C’è da chiedersi come mai il Comune non prenda esempio da realtà neanche troppo lontane come Beinette. Nel paesino è in vigore già da diversi anni un’ordinanza che vieta esplicitamente il fenomeno, pena pesanti sanzioni amministrative. I controlli della municipale sono un’ottima garanzia, tant’è vero che lungo la Cuneo-Mondovì le prostitute si sono ormai spostate in aree di competenza di altre Amministrazioni, come appunto Cuneo.

C'è poi inoltre il non meno importante problema dello sfruttamento di decine di donne provenienti da paesi stranieri che, disperate, sono costrette a prostituirsi senza alcun tipo di tutela, senza che nessuna legge lo impedisca arbitrariamente e deliberatamente. Un motivo in più per cercare di limitare il fenomeno partendo dal territorio, per mezzo di delibere comunali che possano per lo meno arginare questo fenomeno che opprime i cittadini e che rappresenta una clamorosa quanto squallida tolleranza alla schiavitù.
La Questura e le Forze dell'Ordine si sono interessate più volte alla questione, organizzando controlli e pattuglie, anche di recente. E' ora che anche il Comune faccia la sua parte per mezzo di ordinanze e delibere, che non risolvono certamente il problema, ma che possono sicuramente arginarlo e facilitare il lavoro di Polizia e Carabinieri. Ciò ovviamente in aggiunta all’impiego di maggiori risorse per la Polizia Municipale, affinché possa avere i mezzi per compiere controlli ed applicare sanzioni soprattutto nei confronti dei “clienti”.
 
Il Consigliere Comunale Lega Nord Claudio Sacchetto dichiara, amareggiato: “Mi dispiace vedere la città, fino a pochi anni fa vera e propria isola felice, gradualmente perdere smalto per colpa di aree volontariamente abbandonate a loro stesse e, specie nelle ore serali, divenire territorio di prostituzione e zona franca per attività che di lecito hanno ben poco. Penso ai residenti, costretti ad assistere impotenti a questa involuzione, ma penso anche a chi da fuori raggiunge il Capoluogo e si ritrova questo spiacevole spettacolo in aree tutt’altro che marginali. In Consiglio Comunale più volte è stata segnalata la situazione. Quello che manca da anni è la volontà ferrea dell’Amministrazione di affiancare le Forze dell’Ordine nello scoraggiamento del fenomeno. La Giunta sembra chiudere gli occhi e non voler vedere la realtà. Nei paesi adiacenti le ordinanze hanno arginato parzialmente il problema, ma a Cuneo si preferisce delegare il problema”.
 
La prostituzione in strada è piaga che va contrastata ad ogni livello” commenta la Presidente della Provincia Gianna Gancia “perché rappresenta la negazione del diritto e della legge: una negazione che ricade sul corpo e sulla vita di donne disperate, trascinate nell’esperienza di crudeltà immani, di sofferenze atroci”.

 

 

 

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